Milano…come potrebbe essere.

“Milano…come potrebbe essere” è un’utopia ma non troppo.

In questo caso, più che concentrarmi sul valore progettuale del singolo intervento, mi interessava mettere in luce la trascuratezza dei luoghi che appartengono a noi tutti, della città che viviamo senza più vederla davvero, ma di cui subiamo inconsciamente un ascendente negativo che condiziona  il  nostro umore e le nostre “propensioni etiche”. L’intento è anche quello di sollecitare la collaborazione tra cittadini e amministrazione, per promuovere la cura degli spazi abbandonati o trascurati della città.

Marco Romano, nel suo intervento di martedì 31 gennaio 2012 nelle pagine di Milano del Corriere della Sera, scrive che “chi visiti oggi Milano (…) vede nel nostro centro storico (…) pavimentazioni sconnesse, cartelli indecenti, un paesaggio trascurato e avvilente”. E continua così “la valorizzazione del centro storico è un obiettivo chiaro”, suggerendo, per capire come Milano sarebbe così più bella, un viaggio di confronto in alcune vicine capitali europee come Monaco o Barcellona.

Sono necessari gli occhi non assuefatti di un turista, o il confronto stridente con altri, per vedere le brutture che ci circondano. Le abbiamo continuamente sotto i nostri occhi, tanto che nemmeno ci colpiscono più. Non vediamo il degrado, la trasandatezza è parte del quotidiano e noi per primi contribuiamo all’avvilente scenario della nostra città. Ma in realtà, anche se apparentemente non prestiamo più attenzione alla trascuratezza, alla sporcizia e all’incuria, la loro sommatoria lascia depositare dentro di noi un senso di malessere, di disaffezione alla cosa pubblica, agli spazi che dovrebbero appartenere a tutti e da tutti essere amati – strade, piazze, giardini, marciapiedi.

Per risvegliare occhi, coscienze e magari anche pubblica amministrazione, perché non partire da qualcosa di concreto? Esempi, proposti dal Corriere ma anche dai lettori, della città com’è … e come potrebbe essere. Con poco. Interventi semplici ed efficaci, per creare piazze degne di essere chiamate tali, per dare opportunità di incontro, sosta, riposo….ma soprattutto per imparare ad amare e rispettare di più Milano.

Due piccoli esempi per cominciare.

Quest’aiuola si trova in uno dei quartieri più ambiti della città, in zona Magenta. Ma è una sorta di “bagno” a cielo aperto. Per cani, ma anche per umani! Dietro la siepe incolta , sul prato scarnificato, resti di escrementi, cartacce, e altro. A cui si aggiungono due cabine del telefono in pessime condizioni, un marciapiede gravemente dissestato e sporco, e una serie disordinata di cartelli stradali.

Piazzale Baracca

Piazzale Baracca è una delle poche piazze milanesi che potrebbe essere definita una “vera “ piazza. Panchine, aiuole, e alcuni servizi interessanti: l’edicola, il fiorista, il bar, i libri usati. Ma è da sempre un esempio tra i più calzanti di come Milano non si prenda cura di se stessa.  Da decenni infatti è una piazza fatta di sporcizia, disordine, caos e incuria.

Per iniziare, oltre ad una pulizia e risistemazione delle aiuole e delle panchine,  basterebbe dare ordine ai vari chioschi così incoerenti tra loro, unificandoli magari sotto una sorta di tettoia verde, organizzandoli in una “stecca” trasparente, che non chiuda la visuale alla piazza, ma allinei e ordini ciò che adesso naviga in maniera casuale e disarmonica sul marciapiede.

Via A. da Giussano angolo via L. Ariosto

Su questo angolo si affacciano, oltre ad un’edicola, una famosa gelateria biologica, un famoso fiorista e qualche altro negozio. Oltre ad alcuni tra i più bei palazzi di Milano.

Perché non creare un arredo fisso, fatto di tavoli, panche e sedie, adatto ad ospitare chi volesse fermarsi a mangiare il gelato o anche a leggere il giornale appena acquistato?